Esegesi scientifica ed esegesi teologica per una Teo-logia dalla croce (2012/2)

La Sapienza della Croce  (XXVII) n.2 Maggio-Agosto 2012

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(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


EDITORIALE

Esegesi scientifica ed esegesi teologica
della Parola della Croce
GIANNI SGREVA cp (pp.145-148)

 

 

 

 

 

SACRA SCRITTURA E TEOLOGIA

Ritrovare il primitivo ebraismo messianico.
La Chiesa di Gerusalemme, madre di tutte le Chiese.
ADOLFO LIPPI cp (pp.149-170)

Partendo da due pubblicazioni di Marco Cassuto Morselli e di Gabriella Maestri, l’autore, che ha già pubblicato molti articoli sull’ebraismo e i suoi rapporti con la cristianità, offre alcune sue riflessioni sull’argomento e sullo stato di questi studi negli ultimi anni, come propria personale ricerca e invito alla ricerca di altri.

L’esserci dell’Amore che vede
ANGELA MARIA LUPO cp (pp. 171-195)

Partendo dall’affermazione di Ugo di san Vittore: «Ubi amor, ibi oculos», l’autrice analizza alcuni testi del libro dell’Esodo (2,23-25; 3,1-6; 3,7-10; 3,11-15) nei quali emerge che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nel rivelare a Mosè il suo nome, ’ehyeh ’ăšer ’ehyeh, afferma la sua presenza attiva e dinamica a favore del suo popolo che «vede» oppresso dalla schiavitù. Il confronto con altri testi dell’At mette in luce che il nome di Dio è teofanico e per-formativo poiché traduce la sua realtà più profonda, il suo essere Amore. In Dio amare è vedere e l’Amore che vede non può rimanere chiuso nel mistero della sua assolutezza ma si china inevitabilmente sull’uomo per liberarlo e salvarlo.

«E subito uscì sangue e acqua» (Gv 19,34):
una concentrazione di allusioni all’AT
FRANCESCO VOLTAGGIO (pp. 197-229)

Il presente studio raccoglie le evocazioni anticotestamentarie «nascoste» in Gv 19,34, che appare come una ricca concentrazione di allusioni a realtà dell’At, tra le quali: l’acqua dalla roccia e la Festa di Sukkot; il sangue dei sacrifici e dell’alleanza; l’acqua della purificazione; l’agnello e il giusto/servo; l’agnello e Isacco; il lato del tempio e il costato di Adamo; l’acqua escatologica e il legame acqua/Spirito. Si aprono così nuovi orizzonti ermeneutici: alcune allusioni all’At fatte dall’autore, per quanto inconsce, vanno tenute in seria considerazione nell’interpretazione, giacché l’evento descritto travalica spesso la sua comprensione da parte dell’autore. Ciò permette di recuperare nell’esegesi moderna la forza dell’ermeneutica rabbinica e soprattutto di quella patristica.

L’Ora in Gv 2,1-11: anticipazione o inizio?
Lettura giudaico-patristica delle nozze di Cana
GIANNI SGREVA cp (pp. 231-276)

La più recente (2008) traduzione di Gv 2,4 nella Bibbia della CEI: “Donna che vuoi da me? Non è ancora giunta la tua ora”, ha stimolato l’autore dell’articolo, specialista in patristica ed esperto di giudaismo, a fare una ulteriore ricerca, tenendo presenti la bibliografia esegetica e patristica finora apparsa sull’argomento. Infatti, l’interpretazione del testo giovanneo apre ad interpretazioni che si elidono tra loro. Una lettura polemica, che punta sul disaccordo Madre-Figlio, ha una ricaduta sulla “cronologia” dell’Ora della Passione e morte di Gesù il messia, per cui ne risulta, su istanza della madre, una anticipazione cronologica dell’ora. Una lettura di consenso, invece, conduce alla evidenziazione della condivisione di madre e Figlio sull’ora della Passione redentiva, e quindi all’affermazione che Cana segna l’inizio dell’Ora della glorificazione della Croce. L’autore insiste su questa seconda tesi, fondandosi, oltre che sulle suggestioni patristiche, anche sul fondo ebraico del greco di Giovanni, per cui ne risulta che le parole di Gesù rivolte alla Madre dovrebbero essere: “Quello che è tuo è mio, o donna/sposa. Non è forse giunta la mia Ora?”. Cana allora segna l’inizio dell’Ora della glorificazione della Croce.

PSICOLOGIA E TEOLOGIA
Quando l’amore è legge. Il rapporto tra l’indicativo di salvezza e l’imperativo morale
GIUSEPPE DELLA MALVA  (pp. 227-324)

Da dove nasce il linguaggio? È il frutto felicemente incoerente di un universo caotico (Monod) maturato nell’ab-errante giardino umano o è “la casa dell’Essere” (Heidegger)? Nel primo caso, tutto è caso e niente ha senso. nel secondo, niente è caso e tutto ha senso, giacché ogni cosa è epifania. L’universo è logos del Logos. Qui è rinvenibile il legame ontologico, non puramente disciplinare, tra psicologia e teologia. A patto però che si ravvisi in entrambe un genitivo soggettivo: la parola che è psiche, la Parola che è Dio. Non appare la massima incoerenza, allora, che il Verbo di Dio si sia “detto” in modo umano. La ricerca speculativa qui sembra vedere solo ancora l’alba. Ma valga, il presente studio, ad accennare che se il linguaggio ha a che fare col senso dell’Essere, allora esso è già mondo etico. L’etica non vi si aggiunge dall’esterno o alla fine per decreto. Senza gratuità, cuore della morale cristiana, le parole e la Parola sono impronunciabili. Nella gratuità dell’amore, invece, la parola incontra la Parola della Croce. E questo indicativo precede, contiene e supera ogni imperativo.


SPIRITUALITÀ

La congregazione tra passato e futuro: fecondità della Regola
TITO PAOLO ZECCA cp  (pp. 325-356)

La fecondità della Regola passionista, come tutte le Regole di qualsiasi forma di vita consacrata, deriva dalla conformazione della stessa al norma normante di qualsiasi forma di vita cristiana: il santo evangelo. La peculiarità della Regola della Congregazione della Passione va al di là delle singole norme redatte in un lungo arco di tempo. Il suo primo abbozzo fu redatto durante il ritiro di san Paolo della Croce a Castellazzo nel 1720-21 per I poveri di Gesù. Ha il suo culmine nella codificazione di essa, vivente ancora il Fondatore nel 1775, per i Chierici scalzi della SS. Croce e Passione di N. S. Gesù Cristo. Le modifiche successive non hanno scalfito fino alla formulazione delle Costituzioni scaturite dalla accomodata renovatio della vita consacrata promossa dal Concilio Vaticano II e dal magistero pontificio che ne attuava le indicazioni, la sua sostanza essenziale. La Regola paulocruciana ha dimostrato la sua fecondità con le numerose espressioni di santità che ad essa si sono ispirate per più di due secoli. Le Costituzioni rinnovate della Congregazione della Passione di Gesù hanno in sé elementi di fecondità protesi al futuro in base alle “radici sante” di cui sono espressione attuale.

 

(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)