Getsemani, uno spazio che provoca e attrae (2017/3)

La Sapienza della Croce  (XXXII) n.3 Settembre-Dicembre 2017

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(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


EDITORIALE

Getsemani, uno spazio che provoca e attrae
FERNANDO TACCONE, CP
(pp. 295-298)

Getsemani, la Chiesa dell’agonia:
ragioni religiose, socio politiche ed architettoniche
NARCYZ KLIMAS, OFM (pp. 299-321)

Per la costruzione della nuova Basilica del Getsemani all’inizio del XX secolo apparvero, inaspettatamente, diversi problemi. Da un lato erano i problemi tipicamente religiosi collegati con i rappresentanti della gerarchia cattolica, quale Patriarca Latino di Gerusalemme, Barlassina, nonché dal vescovo di Tolosa Germain. Non mancarono neanche i problemi collegati con la famosa “Colonna del bacio di Giuda” venerata dal mondo ortodosso e di conseguenza forte l’opposizione al suo spostamento rappresentata dal Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Damianos. Ci si inserirono anche i problemi tipicamente politici da parte delle autorità mandatarie britanniche, quali Governatore Storrs o Luke. Invece dal lato archeologico, durante la costruzione emersero i problemi collegati con il ritrovamento dei resti della basilica bizantina e di conseguenza la necessità di ampliare la basilica. Infine, quando la basilica fu terminata non mancarono neanche i problemi collegati con la questione artistica e decorativa dell’interno come pure dell’esterno della stessa basilica. Di conseguenza la costruzione fu completata solamente nel 1953.

Il Getsemani come esperienza di salvezza
nei luoghi di detenzione
RICCARDO PALTRINIERI (pp. 323-348)

Il presente contributo teologico ha l’obiettivo di capire in che senso i luoghi di detenzione sono inseriti nel progetto di salvezza e quindi luoghi in cui poter fare esperienza di Dio. La trattazione seguirà tre passaggi. All’inizio si cercherà di capire il significato e la funzione dei luoghi detentivi, per delineare il carattere punitivo dell’esperienza carceraria, secondo i due modelli: retributivo e rieducativo. Dopo si proverà a comprendere l’esperienza salvifica di Gesù nell’orto degli Ulivi, al fine di individuare alcune coordinate teologiche utili per lo sviluppo successivo. Infine si tenterà di elaborare un nuovo modello, alla luce del Vangelo, in grado di descrivere l’esperienza salvifica nei luoghi di detenzione.

Getsemani: dimensioni psichiche e spirituali
DENIS BIJU-DUVAL (pp. 349-361)

La prova di Getsemani è altamente significativa della vera umanità di Gesù, fisica, psichica e spirituale, e del modo in cui essa è chiamata a rivelare la sua identità personale filiale divina, non solo in chiave di trasfigurazione, ma prima di questo, in chiave sacrificale e dolorosa. L’essere Figlio eterno del Padre, e la disposizione fondamentale di viverlo umanamente come comunione alla sua volontà, costituiscono per Gesù il dinamismo spirituale iniziale della sua vita. La sofferenza psichica di tristezza e di angoscia accompagna la necessità di passare da questa disposizione generale alla forma concreta di obbedienza che il Padre chiede al Figlio quando arriva all’ora della Passione. È proprio a quel momento che viene richiesto a Gesù l’abbandono totale della sua vita nelle mani del Padre, senza ritenerne nulla per sé stesso. Tale sacrificio raggiunge al livello psichico per metterle in crisi le forme più elementari di espressione del desiderio naturale di vivere e di compiersi, ma rende possibile l’assunzione della vita incomparabilmente più grande che il Padre vuole offrire al suo Figlio, glorificandolo, e glorificandoci in lui. In Getsemani, Gesù apre ai suoi discepoli la via dell’assunzione delle loro sofferenze psichiche, in chiave di spiritualizzazione, di “filializzazione”, in modo di rendere possibile la loro glorificazione. Tale via è preziosa, soprattutto per i cristiani tentati di negare le loro reticenze ad entrare nel dono di se stessi concreto che il Padre li chiama a vivere. Anche queste resistenze interiori possono venire trasfigurate in una vita filiale più compiuta e più feconda.

Lo spazio del Gethsemani.
Interpretazioni nell’arte pittorica
MARIO DAL BELLO (pp. 363-377)

Lo Spazio del Gethsemani nell’arte è un argomento affascinante. Esso infatti permette una indagine sulla rappresentazione dell’episodio evangelico interpretato sia realisticamente che come visione spirituale e nello stesso tempo profondamene umana. Si offrono perciò alcuni esempi significativi nella pittura dal secolo XIV (Duccio di Boninsegna), al Rinascimento (Mantegna), dall’età della Riforma cattolica (Tintoretto, El Greco) al barocco (Gherardo delle Notti) sino alla modernità con Paul Gauguin. Da una società cristiana fino al post-cristianesimo il tema del dolore continua vedere in Cristo un simbolo e un modello.

Sul male operante nella storia
alla luce di Romani 8, 18-27
ALBERTO CASTALDINI (pp. 379-394)

Il tempo presente è caratterizzato da una violenza diffusa in modo globale. La sofferenza delle vittime innocenti crea scandalo e dolore. Il terrorismo, come accadde con il totalitarismo del ventesimo secolo, intacca la nostra prospettiva esistenziale con la sua violenza indiscriminata. Un passo dalla lettera ai Romani (8,18-27) ci aiuta a comprendere cosa stia accadendo nella storia e nelle nostre vite, permettendoci di dare una risposta all’azione del male. L’apostolo Paolo pone il problema in prospettiva opposta alla disperazione, richiamando l’importanza della speranza e il significato dell’attesa di quella futura redenzione del mondo nella gloria divina che riscatterà ogni sofferenza.

Stanislas Breton et la problématique spirituelle.
Quelle spiritualité pour l’homme d’aujourd’hui?
PIERRE MVUMBI, CP (pp. 395-443)

[ITA] Approfondendo la sua meditazione sul pensiero del passionista Stanislas Breton partendo dall’esperienza dell’amicizia tra Stanislas Breton e Giovanni Antonioli quale sommariamente trattato in un precedente articolo, l’autore del presente articolo è convinto che se tale amicizia abbia potuto realmente e veramente durare fino alla morte dei due sacerdoti, è proprio perché era costruita su un solido fondamento spirituale. Ma cos’è allora la vita spirituale? E più concretamente ancora, cos’è l’essere spirituale? Quale spiritualità per l’uomo d’oggi? Sono queste le domande che, secondo l’autore della presente riflessione, sono state al centro dell’impegno intellettuale, accademico, umano e religioso del passionista Stanislas Breton e dovrebbero costituire, ancora oggi, la trama di ciò che Michel Foucault chiama la “cultura di se stesso” (“epimeleia heautou”). La vita spirituale, infatti, assomiglia a quella bussola, quella terra fertile che dona all’uomo e al suo agire quella profondità metafisica e religiosa che consente di superare i rischi del tempo e dello spazio.

[FR] Approfondissant sa méditation sur la pensée du passioniste Stanislas Breton à partir de l’expérience de l’amitié entre Stanislas Breton et Giovanni Antonioli sommairement développée dans un article précédent, l’auteur du présent article est convaincu que si une telle amitié a pu durer réellement et véritablement jusqu’à la mort des deux prêtres, c’est parce qu’elle était construite sur une solide base spirituelle. Mais qu’est-ce que alors la vie spirituelle ? Et plus concrètement encore, qu’est-ce que l’être spirituel ? Quelle spiritualité pour l’homme d’aujourd’hui ? Ce sont ces questions fondamentales qui, de l’avis de l’auteur de la présente réflexion, ont été au cœur de l’activité intellectuelle, académique, humaine et religieuse du passioniste Stanislas Breton et qui devraient constituer, aujourd’hui encore, la trame de ce que Michel Foucault appelle la « culture de soi » (« epimeleia heautou »). Car, la vie spirituelle ressemble à cette boussole, cette terre fertile qui donne à l’homme et à son agir cette profondeur métaphysique et religieuse permettant de surmonter les aléas du temps et de l’espace.

(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)