Gloria Passionis nel Getsemani (2015/2)

La Sapienza della Croce  (XXX) n.2 Maggio-Agosto 2015

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INTRODUZIONE
Introduzione del rettore PUL ai lavori
della Cattedra Gloria Crucis, Laterano 30 Aprile 2015
Mons. ENRICO DAL COVOLO, SDB (pp. 3-4)

PRESENTAZIONE
Gloria Passionis nel dramma del Getsemani
FERNANDO TACCONE, CP (pp. 5-9)

(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


SACRA SCRITTURA
L’adesione di Gesù al Padre
per gli uomini (Mc 14,32-42)
ROBERTO CECCONI, CP (pp. 11-33) 

L’episodio del Getsemani lascia intravedere in primo luogo tutta la profondità della relazione tra Gesù e il Padre. Essa trova una sintesi mirabile nel termine Abbà. Gesù, in piena libertà e con sconfinata fiducia, si consegna al Padre e alla sua volontà, sebbene in tale frangente essa gli indichi la via della croce. In questo momento così drammatico, Gesù sente una profonda solitudine, che genere una grande tristezza. Tuttavia, la sua capacità di amare è così grande da dare ugualmente il suo assenso alla volontà del Padre per il riscatto della moltitudine. Le parole che Gesù rivolge al Padre nella sua orazione vengono presentate da Marco come Parola (10,39) che plasma tutta la nostra esistenza, fatta di preghiera e opere concrete di carità. Il dono che il Figlio dell’uomo fa della propria vita sfocia nella risurrezione e nella comunione gloriosa con Dio. Allo stesso modo, i discepoli di tutti i tempi, nella misura in cui accolgono e vivono la parola del Signore, che il Vangelo lascia risuonare finché cielo e terra non passeranno, si dispongono ad accogliere il dono della vita eterna.

La preghiera di Gesù sul Monte degli Ulivi (Lc 22,39-46)
MARIO F. COLLU, CP (pp. 35-53)

La preghiera di agonia di Gesù sul Monte degli Ulivi è il modello di preghiera sia per i discepoli sia per la Chiesa di tutti i tempi. L’autore dell’articolo, P. Mario F. Collu cp, Docente di Sacra Scrittura in Italia e Brasile, dopo aver introdotto brevemente il contesto immediato della passione, in cui si colloca la pericope lucana, segue passo dopo passo il testo, evidenziandone gli aspetti più significativi.  Tra questi emerge il significato tipologico della preghiera di Gesù, particolarmente nei momenti di sofferenza e di prova. I discepoli, infatti, dopo aver seguito il maestro durante il suo ministero in Galilea, ora devono seguirlo anche a Gerusalemme, per affrontare la sua Passione e morte di croce, secondo ciò che è stato scritto dai profeti (Lc 18,31). La preghiera fiduciosa e tranquilla sul Monte degli Ulivi, anche nella tensione estrema dell’agonia, gli infonde la forza necessaria per superare la prova e affrontare lo scontro escatologico con il maligno. I discepoli sono ammoniti a pregare per non soccombere nella prova.


PSICOLOGIA
Nel Getsemani il silenzio orante di Gesù,
aspetti psicopedagogici del discernimento esistenziale
GRAZIA MARIA COSTA (pp. 55-91)

Considerando il percorso umano e spirituale di Gesù nel Getsemani, si sottolinea che momenti di sofferenza, momenti di difficoltà e crisi, momenti di “agonia” sono presenti nella vita di ogni persona e di ogni persona Consacrata. La creaturalità, che ci contraddistingue, comporta necessariamente il limite, con cui ciascuno si deve periodicamente confrontare. Infatti il limite non è qualcosa di colpevole, ma fa parte della nostra quotidianità, in modo più o meno elevato: ciò è collegato al nostro essere creature, non onnipotenti. Dal punto di vista pedagogico, emerge che il percorso sulla capacità di accettare le prove è ben sottolineato già nel n. 70 del documento Vita Consacrata (S. Giovanni Paolo II, 25 marzo 1996). Il rinunciare alla propria capacità decisionale; il non potere condividere la propria sofferenza, costatando che gli altri talvolta chiudono gli occhi di fronte alla sofferenza, nel silenzio del “dormire”; la difficoltà nel pregare per affrontare le “lotte” interiori ed esteriori ; il constatare la debolezza della propria “carne” : tutto questo ha condotto Gesù, e può condurre anche noi verso : il decentrarsi nella preghiera ; il passare dal chiedere all’affidarsi ; il fare diventare “cielo” la nostra “terra”.


FILOSOFIA
Stanislas Breton et don Giovanni Antonioli,
un modèle de fraternité pour notre temps.
Libres réflexions sur l’amitié
PIERRE MVUMBI NGUMBA, CP (pp. 93-119)

Due obiettivi hanno guidato l’autore di questo breve articolo: da una parte arricchire la bibliografia sul pensiero del filosofo e teologo passionista francese Stanislas Breton (1912-2005) e dall’altra parte offrire spunti di riflessione su un aspetto poco conosciuto della vita e del pensiero del Breton, la sua lunga e feconda amicizia con Don Giovanni Antonioli (1917-1992). Stanislas Breton, il filosofo, il teologo, l’universitario e l’accademico ha incontrato per motivo di salute Don Giovanni Antoniolo, l’uomo della montagna, il parroco di campagna. Da quest’incontro è nata una profonda amicizia umana e sacerdotale che ha contribuito, per ben quaranta anni, a fare emergere un pensiero bretoniano atipico in cui la relazione diventa non solo il tema privilegiato di espressione della vita e del pensiero ma anche il luogo d’incontro del cielo e della terra e dei valori esistenziali quali l’accoglienza, il rispetto del creato, la gratuità, il perdono, la pace e l’amore. L’amicizia può nascere da un incontro fortuito che porta all’accoglienza dell’altro come dono e fonte di arricchimento. Nella sua alterità, l’altro mi invita ad uscire dai miei pregiudizi, dalle mie certezze e dalla mia posizione sociale che mi possono portare a varie malattie e perfino alla morte per camminare insieme con fatica certo verso le vette della montagna della Trasfigurazione ove diventa possibile contemplare i fiori della montagna che crescono senza che qualcuno li chieda il “perché?”.

 

(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


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