La gloria della Croce, gloria di Gesù e della sua Chiesa, per la salvezza del mondo (2013/3)

La Sapienza della Croce  (XXVIII) n.3 Settembre-Dicembre 2013

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(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


PRESENTAZIONE

Saluto per il colloquio nel decennale
della Cattedra Gloria Crucis
PATRICK VALDRINI,
Prorettore della PUL (pp. 3-4)

EDITORIALE

Presentazione della Cattedra Gloria Crucis,
nella Pontificia Università Lateranense,
nel suo decennale
FERNANDO TACCONE, CP
Direttore della Cattedra GLORIA CRUCIS
(pp. 5-12)

SACRA SCRITTURA E TEOLOGIA

La “gloria crucis” nel Vangelo di Giovanni
“Padre glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te” (Gv 17,1).
Passione di Cristo come ora della glorificazione.
GIORGIO ZEVINI, sdb (pp. 13-29)

L’autore, docente di Nuovo Testamento all’Università Salesiana di Roma, legge il dolore e la croce dell’uomo alla luce del racconto della Passione di Gesù secondo il IV Vangelo. Per Giovanni la chiave ermeneutica della Passione è dato dal tema della Gloria. La presente ricerca, mentre evidenzia nella passione la reciproca glorificazione di Padre e di Figlio, dall’altra, leggendo quadro per quadro il racconto della Passione di Gesù, dal Getsemani alla morte regale sul trono della croce, illustra il potenziale di vittoria e quindi di gloria insito nel mistero della passione e morte non solo di Gesù, ma in chiave paradigmatica, anche nel mistero di ogni sofferenza dolore e morte umana.

La croce: da strumento di redenzione a segno
di salvezza nei primi due secoli del cristianesimo
TERESA PISCITELLI (pp. 31-66)

La croce non è considerata solo come mero strumento della redenzione; essa è il segno per eccellenza della salvezza, portatrice di molteplici significati simbolici che vengono rintracciati con ricchezza imprevedibile nell’Antico Testamento e che, secondo il principio della tipologia, vengono reiteratamente posti in evidenza come svelamento dei livelli più profondi di comprensione del disegno salvifico di Dio. L’autrice, docente di letteratura cristiana antica all’università di Napoli, svolge questa sua indagine nella letteratura patristica del II secolo; evidenzia, dopo un accenno alla Didaché del I secolo, i riferimenti cruciani in Ignazio ed illustra dettagliatamente le tipologie straurologiche dell’Epistola di Barnaba e di Giustino. Dà spazio alla letteratura apocrifa, illustrando il pensiero gnostico, al quale si contrappone il pensiero di Ireneo di Lione, il quale si oppone alla concezione valentiniana di una croce a doppio livello divino e terreno, intesa come dúnamis dell’Unigenito, sentita come Hóros e Staurós che divide la regione del divino dal Kenoma e al tempo stesso custodisce il divino, sbarrando il passo a elementi non spirituali. Ireneo, infatti, concepisce la croce come elemento non di separazione ma di unione, applicabile anzitutto al Verbo di Dio (anima mundi) che nella sua efficacia cosmica si rende a sua volta visibile nella croce del Verbo fatto carne. Ireneo accentua così il dinamismo del Verbo sul mondo materiale e in particolare del Verbo umanizzato sull’uomo terreno. La efficacia della croce si orienta verso la salvezza del cosmo sensibile, sopra il quale agisce a modo di anima mundi, principio di soteria fisica. La croce del Logos fatto carne conduce l’uomo sia giudeo sia pagano, alla comunione di vita secundum carnem con Dio.

Ancora sulla Croce di Costantino
ENRICO DAL COVOLO, sdb (pp. 67-71)

Vengono esaminate le due versioni del segno della croce avuto da Costantino alla vigilia della vittoria su Massenzio al Ponte Milvio, per evidenziare la loro possibile complementarietà.

Gloria Crucis e sofferenza di Dio in Hans Urs von Balthasar
PAOLO MARTINELLI, ofmcap 
(pp. 73-106)

L’autore, che ben ha studiato la vasta letteratura di Hans urs Von Balthasar, dopo aver offerto una preziosa sintetica presentazione bibliografica del teologo svizzero in chiave tematica, ricorda i principi su cui Balthasar costruisce la teologia della gloria della croce di Gesù, data dai termini Gestalt (forma) come visibilizzazione dell’essere e del suo significato, Ungestalt (non-forma), come nascondimento della forma, e Übergestalt o sovraforma. La croce è la suprema forma-Gestalt dell’amore trinitario per l’uomo che, proprio nella docile obbedienza del Figlio che prende su di sé la frantumazione del peccato, dona senso definitivo a ciò che poteva solo essere scartato. La nonforma della croce con l’adombramento del peccato, diviene il luogo espressivo della sovraforma dell’amore trinitario, mostrando così una bellezza, una “armonia delle parti”, che è Herrlichkeit, gloria del Dio vivente. La sovraforma non è dunque solo la risurrezione, che appare in un secondo momento; già la croce è Übergestalt. La risurrezione manifesta pienamente che quella morte di croce è gloria di Dio. Nelle opere Teodrammatica e Teologica Balthasar detta il fondamento ultimo del suo pensiero e rende ragione in particolare del tema della “sofferenza” di Dio manifestata sulla croce, nel suo valore rivelativo della vita di Dio come amore assoluto. Si tratta della comprensione singolare della kenosi del Figlio e del suo nesso con la vita trinitaria. Il significato fondamentale dell’evento della croce come gloria di Dio è espresso nella tradizionale formula biblico patristica del pro nobis. L’amore della Trinità si mostra nel sacrificio del Figlio per noi. La risposta alla domanda circa il significato della morte singolare di Cristo deve essere cercata nell’intelligenza teologica di questa affermazione in quanto essa costituisce il nesso tra l’obbedienza fino alla morte di Gesù ed il mistero trinitario che in esso si rivela; in definitiva «nel “pro nobis” si trova il nodo più intimo del gioco d’insieme tra Dio e l’uomo». Nel “pro nobis” della croce come rivelazione della Gloria di Dio all’uomo nel morire di Cristo si manifesta la Trinità economica espressione e rivelazione della Ur-kenose, la prima, radicale, totale Kenosi intradivina fondata sulla eterna dedizione[Selbsthingabe] di Padre Figlio e Spirito Santo.

FILOSOFIA

Il filosofo dinanzi alla gloria della croce.
Un’ipotesi di ricerca tra fede cristiana e ragione naturale
ROBERTO DI CEGLIE
(pp. 107-120)

Come è risaputo, si pensa che il credente cristiano accetti la croce di Cristo. L’autore si meraviglia che questo riguardi anche il credente che è filosofo. Alla luce della riflessione filosofica dell’Aquinate, la presente ricerca tenta di investigare sul significato e sull’implicazione di questa accettazione della croce.

(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)