“Theologia Crucis” Martin Lutero Una teologia per la chiesa in riforma (2017/1)

La Sapienza della Croce  (XXXII) n.1 Gennaio-Aprile 2017

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(l’editoriale e le recensioni sono parti integranti della rivista e non sono vendute singolarmente)


EDITORIALE

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
di FERNANDO TACCONE cp, direttore della Cattedra Gloria Crucis (pp.3-5)

EDITORIALE
La theologia crucis di Martin Lutero:
una teologia per la Chiesa in riforma
LUBOMIR ŽAK

(pp. 7-14)

 

 

 

 

La nascita della Teologia della croce
LOTHAR VOGEL (
pp. 15-39)

Per Lutero la theologia Crucis offre un criterio ermeneutico, stabilendo le basi di una letteura teologica originale dell’esistenza umana. Con Walther von Loewenich l’a. ritiene che la Teologia della croce rappresentò il pensiero maturo di Lutero, che trova i suoi inizi prima del 1517. Un nucleo concettuale della Teologia della croce si trova già presente nelle lezioni sulla lettera ai Romani (1516) ovvero prima che nei testi di Lutero apparissero riferimenti a Tauler. Ma la focalizzazione del pensiero di Lutero su una parola che giunge dalla croce di Cristo emerge già dal corso sui Salmi, iniziato nel 1513.  Ancora con Loewenich la Teologia della croce, come espressione della maturità teologica di Lutero, si radica nell’esperienza monastica (lettura e commento di Tauler) del riformatore, il che aprì a una lettura del rapporto della Riforma con la spiritualità precedente in un modo che non si esaurisse nella contrapposizione. Diverse altre ricerche, segnalate dall’autore, hanno posto in rilievo la coerenza della Teologia della croce” con testi successivi di Lutero. Ma prima dell’epoca riformatrice, probabilmente nel 1516, Lutero correda di glosse i sermoni di Tauler, il che dice l’interesse di Lutero per la mistica. Lutero valorizza la mistica, identificata con l’approccio di Tauler, come superiore al discorso «scolastico» e inoltre come caratterizzata dalla concentrazione su una realtà sottratta ai sensi, che l’assimila alla «parola della croce». La precisa dicitura di una «teologia della croce» compare per la prima volta nel 1517/18 nelle Resolutiones, ovvero «soluzioni», delle 95 Tesi e nel corso che Lutero dedica alla Lettera agli Ebrei. Per quanto riguarda dunque il rapporto fra la mistica precedente e l’approccio sviluppato da Staupitz e Lutero, sono evidenti le linee d’influsso di Tauler sulla dottrina della giustificazione per fede, ma senza che Lutero recepisca tutta la sua concezione antropologica. L’insegnamento anti-pelagiano di Agostino impone a Staupitz e Lutero alcuni limiti nella ricezione della mistica. Nelle Operationes in Psalmos del 1519/21, Lutero dà la sua spiegazione del rapporto fra la mistica e la Teologia della croce. Egli ammette di essere debitore di quel tipo di mistica che enuncia la discesa nell’oscurità infernale ma soggiunge: «Non so se [i mistici] capiscano bene loro stessi, quando attribuiscono la discesa ad atti [umani] scelti invece di credere che da essa siano simboleggiate le sofferenze della croce, della morte e dell’inferno. La Croce soltanto è la nostra teologia».

“Theologia crucis” – un altro modo di pensare la fede
DIETER KAMPEN (pp. 41-50)

L’autore affronta il tema della theologia crucis in Lutero a partire dalla contemplazione della croce, massima rivelazione dell’amore di Dio. Essendo rivelazione sub specie contraria è accessibile solo alla fede, mentre per la ragione Dio resta un deo absconditus. Lutero introduce un nuovo modo di fare teologia, che si basa sulla parola di Dio cui corrisponde la fede. La teologia di Lutero ha al centro la croce che, necessariamente condivisa dal credente e dalla chiesa, esclude ogni possibilità di ascendere verso il cielo, accogliendo il Dio che scende verso di noi.

La spiritualità luterana della croce
HUBERTUS BLAUMEISER (pp. 51-62)

In Lutero teologia, spiritualità e pastorale sono intimamente unite. La sua è una teologia che nasce dalla vita ed è per la vita, incentrata nel mistero della Croce. Con questa premessa, l’articolo descrive la spiritualità della croce del Riformatore secondo un duplice profilo: (a) come “spiritualità della crisi” che aiuta a decifrare e quindi ad affrontare i momenti in cui Dio ci prova per farci superare la nostra autoreferenzialità; (b) come formula sintesi dell’esistenza cristiana che ha il suo fulcro in un duplice autosvuotamento e interscambio: fra Cristo e noi e fra noi e i nostri prossimi, come appare dalla lettera di Lutero a Georg Spenlein in data 8 aprile 1516, analizzata nell’articolo e riportata in appendice.

Lo sviluppo della theologia crucis
in D. Bonhoeffer e in J. Moltmann
CRISTIANO MASSIMO PARISI CP (pp. 63-87)

L’A. dimostra come la riflessione bonhoefferiana si inserisca all’interno della tradizione luterana e la sviluppi, giungendo a proporre un’immagine di Dio dove scompaiono la sua impassibilità e onnipotenza, a favore di un Dio che soffre e che manifesta la propria potenza nella sofferenza del crocifisso. Il patire di Cristo, in quanto patire di Dio, ci manifesta il vero volto dell’onnipotenza divina, che è tale in quanto onnipotenza nell’amore. Moltmann, partendo dalla difficoltà della teologia che legge come “crisi cristologica”, propone il richiamo ad una radicale theologia crucis, il cui nucleo centrale è il concetto di “abbandono”. Non solo, ma l’impegno trinitario nella lettura del mistero della Croce manifesta, per il teologo di Tubinga, con chiarezza l’amore di Dio nei confronti dell’umanità.

Lutero dopo Auschwitz: per una teologia del popolo di Dio e delle genti
ADOLFO LIPPI CP (pp. 89-114) 

Lutero amava tanto il suo popolo tedesco e sulla base di questo amore rifiutò il popolo scelto da Dio, mostrando così di non essere, almeno in questo, discepolo della Parola (nessuno di noi può presumere di esserlo totalmente). Ha contribuito alla felicità della Germania? dell’Europa?, dell’Occidente? dell’umanità?  Lutero poteva fare diversamente? E’ colpevole? Le colpe le può giudicare soltanto Dio. L’autore con la sua riflessione tende a impostare il problema al di là del moralismo tipico dei controversisti, veramente al di là del bene e del male come è percepito nella cultura dominante, Jenseits von Gut und Böse. La presa di posizione di Lutero verso gli ebrei si colloca dentro prese di posizione molto più ampie. Il suo accecamento dentro accecamenti molto più profondi. Per superare questi condizionamenti si richiede, secondo l’autore, una teshuwa culturale, un ritorno che ci porti a un periodo precedente la scelta cristiana della filosofia occidentale, per inculturare la fede, risalendo alle origini della Rivelazione ebraico-cristiana.

Apostolicità della Chiesa e successione apostolica.
Le implicazioni di questa relazione nel dialogo postconciliare cattolico-luterano
GIANNI SGREVA CP (pp. 115-139) 

Viene presentato lo studio recente di Toan Tri Nguyen sulla relazione teologica tra apostolicità e successione apostolica nel dialogo ecumenico cattolico-luterano di questi ultimi 50 anni. Si tratta di uno studio fondamentale e indispensabile per poter proseguire nelle discussioni teologiche nei dialoghi ecumenici tra cattolici e luterani. È infatti improcrastinabile la messa a tema di questo problema allo scopo poi di affrontare gli altri nodi teologici menzionati anche nel documento ecumenico From Conflict to Communion, a partire dalla ecclesiologia della apostolicità in rapporto, secondo la teologia cattolica, alla garanzia stessa dell’apostolicità che è la successione apostolica. La presentazione del libro si completa con alcune osservazioni sui riferimenti patristici menzionati in questa ricerca per illustrare il pensiero dei Padri sul tema della relazione teologica tra apostolicità e successione apostolica. Se il dialogo ecumenico tra cattolici e luterani non affronta il tema della relazione teologica tra apostolicità e successione apostolica,  e in questa riflessione emerge imperativo il riferimento ai Padri del primo millennio, esso rischia di insabbiarsi o di essere comunque un dialogo protratto sulla sabbia, perché comunque anche ogni chiarificazione sulla dottrina sacramentale in particolare sui ministeri rischia di rimanere una operazione teorica destinata a non pervenire mai alla auspicata comunione sacramentale.

 

 

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